C’è una frase che, quando la senti la prima volta, ti si incolla addosso: “time is brain”. Sembra uno slogan, invece è una fotografia cruda di ciò che succede davvero. In caso di ictus, la tempestività non è “consigliata”, è determinante, perché ogni minuto senza sangue al cervello significa perdere terreno, e quel terreno può essere il linguaggio, un braccio, la memoria, la vita di tutti i giorni.
Che cosa accade al cervello minuto dopo minuto
Immagina una città attraversata da strade principali. Se una di quelle strade si blocca all’improvviso, i quartieri a valle restano senza rifornimenti. Nell’ictus ischemico, il problema è proprio questo: un vaso sanguigno si chiude, di solito per un trombo o un embolo, e una parte di cervello smette di ricevere ossigeno.
Da lì parte una reazione a catena:
- le cellule nervose iniziano a soffrire subito
- l’area “in ombra”, ancora recuperabile, si restringe col passare dei minuti
- il danno può diventare permanente, trasformandosi in invalidità o peggiorando la mortalità
Per questo la tempestività salva funzioni concrete: camminare, parlare, deglutire, vedere, ragionare con lucidità.
La finestra terapeutica, quel “conto alla rovescia” reale
La parte più importante, e spesso meno conosciuta, è che esistono finestre terapeutiche ristrette. Non è un modo di dire: alcuni trattamenti funzionano bene solo se arrivano in tempo.
Trombolisi: efficace, ma non per sempre
La trombolisi è una terapia farmacologica che mira a sciogliere il coagulo. In generale:
- i risultati migliori arrivano se si interviene il prima possibile, idealmente entro 60 minuti dall’inizio dei sintomi (il famoso “golden hour”)
- la finestra massima, per molti pazienti e in assenza di controindicazioni, è circa 4-4,5 ore
- oltre, i benefici diminuiscono e possono aumentare i rischi, ad esempio di sanguinamento
Il punto non è “arrivare entro 4 ore” come se fosse una scadenza comoda. Il punto è arrivare subito, perché ogni minuto è differenza tra recuperare e convivere con un deficit.
Trombectomia: quando serve un intervento endovascolare
In alcuni casi selezionati, si può rimuovere meccanicamente il coagulo con una trombectomia. Ma anche qui il tempo conta: prima si riapre il vaso, più tessuto cerebrale si salva. Non è magia, è fisiologia, è circolazione che torna a scorrere.
Perché le Stroke Unit cambiano il finale della storia
Quando si parla di ictus, non tutti i pronto soccorso sono uguali. Le Stroke Unit sono reparti specializzati che combinano diagnosi rapida (esami e imaging) e team esperti, pronti a decidere in minuti.
In pratica, un centro dedicato può offrire:
- valutazione neurologica immediata
- TAC o risonanza per distinguere ictus ischemico da emorragico
- accesso a trombolisi e, se indicata, trombectomia
- monitoraggio intensivo e gestione delle complicanze
È qui che la tempestività si trasforma in opportunità reale: non solo “arrivare in ospedale”, ma arrivare nel posto giusto.
I segnali da riconoscere subito, senza aspettare “che passi”
L’ictus spesso non avvisa due volte. È improvviso e, proprio per questo, inganna. Ecco perché la regola FAST è così utile, semplice, memorabile:
- Face: bocca storta, viso asimmetrico
- Arm: debolezza o insensibilità a un braccio (o una gamba)
- Speech: difficoltà a parlare o a capire, parole “impastate”
- Time: è il tempo di chiamare aiuto, non di aspettare
Altri sintomi che vanno presi sul serio includono perdita visiva improvvisa, vertigini e squilibrio marcato, oppure un mal di testa improvviso e violento. Se ti suona “strano”, trattalo come urgente.
Cosa fare, concretamente, nei primi minuti
Qui vale una regola semplice: non fare l’eroe, fai la cosa giusta.
- Chiama subito il 118 (non guidare da solo se puoi evitarlo)
- Segna l’ora esatta di inizio dei sintomi (o l’ultima volta che la persona era “normale”)
- Non dare cibo, acqua o farmaci “a intuito”
- Vai direttamente verso un percorso che porti a una Stroke Unit, se possibile
La prevenzione, come pressione controllata, niente fumo, movimento e alimentazione equilibrata, è fondamentale, ma non sostituisce l’intervento acuto. Quando l’ictus arriva, serve velocità e serve una squadra.
Ecco perché la tempestività è determinante: perché il cervello non aspetta. E perché, quando si corre bene e in tempo, spesso si riesce a riprendersi qualcosa che sembrava perso. Una parola, un gesto, una vita autonoma. Anche tutto insieme.



