C’è un momento, a cavallo tra le feste e l’inizio dell’anno, in cui molti pensionati controllano il conto con un’attenzione diversa dal solito. Non è solo curiosità, è la sensazione che “quel mese” possa cambiare il ritmo delle spese di gennaio. E sì, nel 2026 la tredicesima per i pensionati arriva proprio lì, insieme alla prima pensione dell’anno.
Quando viene pagata la tredicesima 2026 (e perché a gennaio)
Per il 2026, la tredicesima dei pensionati viene corrisposta a gennaio 2026, in abbinamento alla rata ordinaria della pensione. In pratica, nello stesso pagamento ti trovi anche la mensilità aggiuntiva, calcolata sull’assegno lordo.
Questa collocazione a gennaio è la cosa più importante da ricordare, perché evita l’equivoco classico: aspettarla a dicembre come avviene spesso per i lavoratori dipendenti.
Le date di pagamento: il calendario da segnare
Le pensioni di gennaio 2026, tredicesima inclusa, seguono il calendario di accredito in base al canale di riscossione:
- 3 gennaio 2026 se ritiri o ricevi tramite Poste Italiane
- 5 gennaio 2026 se l’accredito avviene su conto bancario (istituti di credito)
Se hai cambiato modalità di pagamento da poco, vale la pena verificare dove risulta domiciliata la pensione, perché è quello che determina la data effettiva.
Importo: come si calcola davvero la tredicesima
L’idea è semplice: la tredicesima corrisponde a una mensilità aggiuntiva, ma non sempre è “piena”. Dipende da quante mensilità di pensione hai effettivamente maturato nell’anno di riferimento.
Regola pratica
- Se hai percepito la pensione per tutto il 2025, a gennaio 2026 ti spetta una tredicesima intera (una mensilità lorda).
- Se la pensione è iniziata durante il 2025, la tredicesima è proporzionale ai mesi maturati.
In forma molto concreta, il calcolo segue questa logica:
- prendi l’importo lordo mensile
- moltiplicalo per i mesi maturati
- dividi per 12
Esempio rapido (solo per orientarsi)
| Mesi di pensione nel 2025 | Quota di tredicesima a gennaio 2026 |
|---|---|
| 12 mesi | 12/12, quindi 100% |
| 9 mesi | 9/12, quindi 75% |
| 6 mesi | 6/12, quindi 50% |
Questa proporzione è ciò che spiega perché due persone con lo stesso assegno mensile possono ricevere tredicesime diverse.
Rivalutazione 2026: cosa cambia sugli importi
Dal 1° gennaio 2026 è prevista una rivalutazione dell’1,4%. Questo dettaglio conta, perché aumenta la base su cui viene calcolata la mensilità aggiuntiva.
Un dato che fa subito capire l’effetto è quello della pensione minima: con la rivalutazione, la soglia base arriva a 611,85 euro mensili. Tradotto in modo molto lineare, se l’importo mensile sale, anche la tredicesima calcolata su quell’importo può risultare più alta rispetto all’anno precedente, a parità di mesi maturati.
Attenzione però a un punto spesso sottovalutato: la tredicesima è legata alla pensione, ma l’importo effettivamente “in tasca” dipende anche dalle trattenute fiscali.
Tassazione: cosa viene trattenuto sulla tredicesima
La tredicesima 2026 è soggetta a tassazione ordinaria con le aliquote IRPEF in vigore:
- 23% fino a 28.000 euro
- 35% fino a 50.000 euro
- 43% oltre 50.000 euro
La particolarità utile da ricordare è questa: la tredicesima resta esente dalle addizionali regionali e comunali. Quindi sì, viene tassata, ma senza quelle due componenti aggiuntive.
Un controllo veloce per non avere sorprese
Se vuoi evitare dubbi quando arriva l’accredito, ti basta fare una mini verifica:
- controlla la data di pagamento (Poste o banca)
- verifica se nel 2025 hai maturato 12 mesi o una quota inferiore
- considera che la rivalutazione 1,4% incide sugli importi di gennaio
- ricordati che la tredicesima è tassata con aliquote ordinarie, ma senza addizionali
Così, quando guardi il cedolino o l’accredito, ogni cifra ha già una spiegazione precisa, e la tredicesima 2026 smette di essere un mistero, diventando semplicemente un calcolo, più chiaro e prevedibile.




