C’è un momento, dopo una perdita, in cui ti rendi conto che il dolore non è l’unica cosa da gestire. Arrivano carte, scadenze, domande, e spesso una sensazione scomoda, quella di non sapere da dove cominciare. L’assegno di vedovanza nasce proprio per questo: è un piccolo sostegno economico pensato per chi, oltre alla vedovanza, vive una condizione di invalidità totale e dipende dalla pensione di reversibilità.
Che cos’è davvero l’assegno di vedovanza
L’assegno di vedovanza è una prestazione economica collegata alla pensione ai superstiti, erogata dall’[INPS] a determinate condizioni. Non è automatico, anche se si percepisce già la reversibilità: va chiesto con una domanda specifica e con la documentazione giusta.
In pratica, è un’integrazione mensile destinata a chi è vedovo o vedova e non può più lavorare in modo proficuo per via di una invalidità civile al 100% (oppure perché titolare di indennità di accompagnamento).
Chi può richiederlo (e chi resta escluso)
Qui è importante essere chiari, perché i requisiti sono “tutti insieme” e non a scelta. Puoi richiedere l’assegno se:
- sei vedovo/a di un lavoratore dipendente del settore pubblico o privato (in alcuni casi anche iscritti alla Gestione separata, come co.co.co.),
- sei titolare di pensione di reversibilità derivante da lavoro dipendente,
- hai invalidità civile al 100% con inabilità assoluta e permanente al lavoro, oppure percepisci accompagnamento,
- rientri nel limite reddituale annuo previsto (per il 2023, fino a 31.296,62 euro, dato da verificare per gli aggiornamenti successivi).
Restano invece escluse, in linea generale, le reversibilità provenienti da alcune gestioni autonome (come artigiani, commercianti, mezzadri e coloni). Se hai dubbi sulla gestione previdenziale d’origine, conviene controllare il tipo di pensione indicato nei documenti o farti aiutare da un patronato.
Un dettaglio che spesso sorprende: l’assegno può spettare anche a chi vive da solo, quindi anche in un nucleo monopersonale, se ci sono i requisiti e l’impossibilità di lavorare.
Quanto vale: importi indicativi (dati 2023)
L’importo varia in base al reddito complessivo. Per orientarti, nel 2023 i valori più citati sono questi:
| Reddito annuo complessivo fino a | Importo mensile |
|---|---|
| 27.889,67 euro | 52,91 euro |
| 31.296,62 euro | 19,59 euro |
Sono cifre che possono sembrare piccole, ma nel tempo fanno la differenza, soprattutto quando si sommano ad altre entrate già “tirate”. Considera anche che la logica di calcolo richiama criteri simili a quelli degli ANF e può cambiare con aggiornamenti normativi e reddituali.
Come fare domanda: la strada più semplice (senza perdersi)
La richiesta si presenta con una domanda dedicata. Puoi muoverti in tre modi:
- Online dal portale, con SPID, CIE o CNS.
- Tramite patronato, spesso la via più comoda se vuoi evitare errori formali.
- Presso la sede territoriale, se preferisci il contatto diretto (di solito su appuntamento).
Il consiglio pratico è questo: prima di inviare, controlla di avere tutti i requisiti nello stesso periodo, perché l’assegno si aggancia a condizioni contemporanee (vedovanza, reversibilità, invalidità, reddito).
Documenti da preparare (lista rapida)
Metti insieme, idealmente in copia digitale e cartacea:
- certificato o dati che attestino la data di inizio vedovanza (evento di decesso),
- categoria e numero della pensione di reversibilità,
- verbale di invalidità civile al 100% o documentazione di accompagnamento (se già riconosciuti, spesso evitano ulteriori visite),
- ultima dichiarazione dei redditi (e, se vuoi chiedere arretrati, anche quelle degli anni utili),
- documento d’identità e codice fiscale.
Arretrati: quando conviene pensarci
Un punto che molti scoprono tardi è la possibilità di richiedere arretrati. In presenza dei requisiti già maturati, si può recuperare fino a 5 anni precedenti, con un tetto complessivo indicativo di 3.000 euro. È fondamentale però dimostrare che in quel periodo i requisiti c’erano davvero e che non si percepiva una pensione incompatibile da altre gestioni.
E se il beneficiario muore?
Se la persona che aveva diritto all’assegno muore senza averlo richiesto, in alcuni casi gli eredi possono subentrare per far valere il diritto maturato. Anche qui, la documentazione e le tempistiche contano molto, quindi è utile farsi assistere.
Alla fine, la chiave è una: non dare per scontato che “se spettava, sarebbe arrivato da solo”. L’assegno di vedovanza va cercato, richiesto e documentato, ma quando i requisiti ci sono, può diventare un supporto concreto, mese dopo mese.




